News‎ > ‎

Rinnovo convenzione Respighi-CONI

pubblicato 21 nov 2012, 00:35 da Giovanni Corrado
A scuola dai campioni di Olimpia
La più "bersagliata" Lucia Bosetti: «Non dimenticate di studiare...»

Epoche e discipline diverse, ma un grande punto di contatto in comune: l'esperienza unica di partecipare e brillare alla competizione a cinque cerchi, l'Everest dei desideri di ogni sportivo. La storia dice che Piacenza e i piacentini hanno un ottimo feeling sotto questo punto di vista; su libri, giornali e sul web c'è ampia traccia di questo, ma ieri mattina si è aggiunta anche la testimonianza diretta, offerta dal convegno organizzato dal liceo scientifico Respighi e ospitato dall'aula magna dell'Isii.
Gli studenti del Respighi iscritti al Liceo sportivo hanno potuto conoscere e intervistare diversi campioni piacentini e che militano nelle nostre squadre al convegno "Olimpiadi: risultato di una vita dedicata allo sport". Pallavolo, ciclismo, equitazione, marcia, mountain bike: tanti sono gli atleti di assoluto livello che ieri hanno portato la loro testimonianza, rispondendo alle domande degli studenti.

Il boom di curiosità l'ha suscitato la schiacciatrice della Rebecchi Nordmeccanica
Lucia Bosetti, protagonista a Londra con la maglia
azzurra a soli 23 anni. Come conciliare studio e sport, il rapporto con la sorella minore pallavolista Caterina, emozioni olimpiche e obiettivi: con grande naturalezza, Lucia si è confessata al giovane pubblico. Non è facile - ha spiegato la giocatrice della Rebecchi Nordmeccanica - conciliare scuola e sport; io non ho avuto troppe difficoltà, perché non mi piaceva prendere brutti voti e perciò stavo attenta, ma alla base di tutto ci deve essere tanta passione: spesso mi alzavo presto per studiare e mi mettevo sui libri dopopranzo prima di andare in palestra dalle 17 alle 20. Voglio molto bene a mia sorella Caterina, che ha cinque anni in meno di me, e sono molto protettiva verso di lei: vorrei che non rifacesse alcuni errori che ho commesso io in passato». Quindi ha aggiunto sui temi screzi di spogliatoio e tensione. «Non sempre si riesce ad andare d'accordo in un gruppo di dodici ragazze, ma in campo l'obiettivo comune fa superare il tutto. Personalmente soffro abbastanza la tensione e a volte in campo "si chiude la vena" e commetto errori che non dovrei fare». Infine ha concluso. «Le Olimpiadi sono una grande emozione: quando sono arrivata a Londra fotografavo qualsiasi cosa».
Veterani dei Giochi sono i colleghi pallavolisti Samuele Papi e Alessandro Fei, portacolori del Copra Elior. Per il 39enne Samu, immancabile la domanda "Quando smetti? ". «Gioco da 26 anni e finché sto bene in palestra, ho voglia di vincere e di migliorare ancora, continuo; questo ovviamente se non ci sono problemi fisici. L'allenatore che mi ha cambiato di più sotto il profilo tecnico e mentale è stato Velasco. L'arrivo di Simon al Copra Elior? Mai visto in carriera un ragazzo con le sue potenzialità, è un valore aggiunto in tutto, anche dal punto di vista umano: ha avuto alcuni giorni di sconforto, perché allenarsi per due anni e non sapere quando si può tornare a giocare è durissima, ma ora è qui con noi e ci darà una grossa mano». In carriera, Papi ha conquistato quattro medaglie olimpiche e ha vissuto in prima persona i cambiamenti tecnologici e della pallavolo. «La prima chiamata a 21 anni ad Atlanta '96 è stata inaspettata; mi ricordo che allora per telefonare bisognava andare a caccia di schede e telefoni pubblici, mentre a Londra ci hanno vietato di postare alcuni tipi di messaggi su Twitter. Anche la pallavolo è cambiata molto: apprezzo l'introduzione del rally point system e del libero, mentre non mi va giù la ricezione in palleggio, perché facilita troppo certi giocatori».
Infine il rapporto con la scuola. «Faticosamente conquistai il diploma, non era facile per me visto che a 17 anni giocavo in serie A, ma riuscii con sacrificio a terminare gli studi. All'epoca mi dava fastidio il fatto che i professori non capissero gli impegni sportivi». «Io non andavo benissimo - gli fa eco Fei -, ma non per colpa della pallavolo: fino a 20 anni si può tranquillamente studiare e fare sport a un buon livello. Le Olimpiadi? Ogni edizione regala emozioni diverse e hai sempre davanti un obiettivo; per Londra abbiamo un po' di rammarico per non aver centrato la finalissima, ma abbiamo incontrato sul nostro cammino due squadre davvero forti. Opposto o centrale? L'importante è giocare, personalmente mi sento più opposto, un ruolo più gratificante perché stai più in campo». Ancora una considerazione sulla gestione dello stress: «Ad aiutarti maggiormente sono i compagni di squadra, che diventano la tua famiglia quando passi diverse ore al giorno in palestra a lavorare».
Luca Ziliani
LIBERTA 21/11/2012

Pino si allenava anche di notte
Il racconto di Graziella, vedova del grande Dordoni
Non solo volley. La platea di giovani studenti ha potuto ascoltare anche esperienze di altre discipline e di altri tempi. Partendo dalla mountain bike grazie al bronzo olimpico di Marco Aurelio Fontana, che ha raccontato le sue emozioni attraverso un videomessaggio e le parole lette in aula dal fratello Damiano. Molteplici i riferimenti alla perdita della sella nella parte finale della gara di Londra. «Mi sono detto - ha confessato Fontana -: "stai calmo, ce la possiamo fare" e non ho mai pensato al ritiro. Gli atleti professionisti devono saper trasformare i momenti difficili in energia. Dopo il bronzo di Londra, sono sempre più impegnato e la gente mi riconosce per strada; il prossimo obiettivo è vincere la Coppa del Mondo nella prossima stagione, mentre la stella polare si chiama Rio de Janeiro 2016 (le prossime Olimpiadi) ».
Due ruote protagoniste anche con Pierangelo Vignati, ciclista oro nell'inseguimento individuale paralimpico a Sydney 2000. «La mia - ha spiegato il campione piacentino - è una disabilità congenita, cioè dalla nascita; prima di praticare ciclismo, mi sono cimentato nel nuoto e nella pallanuoto: giocando in squadre di normodotati, non ho mai vissuto la disabilità. Lo sport è integrazione e non ha differenze. Prima di Sydney, ero molto preoccupato nel 1999 quando mi ruppi un femore, ma riuscii a recuperare; che emozione quando arrivò a casa l'abbigliamento olimpico della nazionale! ».
Nella mattinata, c'è stato spazio anche per il passato più remoto, come la testimonianza di Graziella Dordoni, moglie dello scomparso Pino oro a Helsinki nel 1952 nella marcia 50 chilometri e protagonista, prima come atleta e poi come tecnico, in undici edizioni delle Olimpiadi. «A volte - racconta Graziella - Pino si allenava di sera o di notte e poi andava a lavorare all'alba Milano. Era più difficile essere alle Olimpiadi da atleta o da tecnico? Sono due ruoli diversi: nel primo caso si insegue il sogno, mentre nel secondo occorre ancora di più sapersi mettere in gioco. Vincere una medaglia d'oro nel 1952 non comportò alcun beneficio economico, ma Pino trovava ogni giorno la voglia di andare avanti con il massimo impegno grazie al contatto con la gente, che gli era vicino anche negli allenamenti».
Infine, la testimonianza di Amedeo Fantigrossi, che partecipò alle Olimpiadi del 1972 nell'equitazione. «Il rapporto cavaliere-cavallo è unico e cambia con ogni animale; serve fiducia reciproca, un linguaggio comune con il quale capirsi. Io ho avuto la fortuna di trovare il cavallo della vita, un purosangue irlandese molto intelligente: con lui avevo un rapporto di amicizia».

Durante la mattinata è stata rinnovata la convenzione tra il Respighi e il Coni legata al liceo sportivo. L'atto è stato firmato dal dirigente scolastico Licia Gardella e dal presidente provinciale del Coni Stefano Teragni; alla mattinata (curata dal professor Fabio Bastiani, tra l'altro allenatore di volley) hanno partecipato anche Francesco Cacciatore e Maurizio Parma, rispettivamente assessore comunale e assessore provinciale allo sport.
L. Z.

LIBERTA del 21/11/2012
Ċ
Giovanni Corrado,
21 nov 2012, 00:37
Comments