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“Polyphonia”: cori di giovanissimi uniti in un trionfo di vocalità

pubblicato 28 apr 2017, 03:20 da Giovanni Corrado
Dicendo che abbiamo ascoltato un centinaio di voci per quasi due ore di concerto potremmo sbagliare di poco.
Tutto regolare, visto che giovedì sera nella Basilica di Santa Maria di Campagna si sono esibiti ben 5 cori.
La notizia sta nell’età media dei componenti, quasi tutti under 20 anni. Ad andare in scena è stata una “prima” particolare, carica di speranze e buone aspettative, pienamente ripagate.
Tanto che, dopo questa edizione di debutto, “Polyphonia”, neonata rassegna delle formazioni corali dei licei piacentini, frutto di un progetto didattico condiviso in rete tra gli istituti, guarda già al futuro, ad una prossima edizione auspicata da tutti.
Ad alzare l’età media insomma erano solo i direttori dei cori (perfettamente al passo con gli studenti, però, quanto a spirito e passione) e alcuni prof, che si sono messi in gioco anche loro, prendendo parte agli ensemble, gomito a gomito con i loro ragazzi. Una bella fotografia di quello che la scuola può essere, anche fuori dalle aule e dalle routine didattiche quotidiane.
«Il primo grazie va al Coro polifonico del Liceo “Respighi” da cui è partito tutto - così ha esordito la docente del Liceo “Cassinari” Sabrina De Canio nel ruolo di madrina - e alla maestra Patrizia Datilini che lo dirige: è la vera anima di questa serata ».





Appello di condivisione 
L’appello di condivisione dell’esperienza corale scoccato tra i ragazzi del Respighi nei mesi scorsi così ha incrociato la feconda adesione dei cori del Liceo “Colombini”, diretto da Francesca Perotti, del Liceo “Gioia”, con Maddalena Scagnelli, e quello del già citato “Cassinari” in tandem con i ragazzi del “Tramello”, diretto da Luisa Staboli. Un circolo virtuoso che ha portato all’organizzazione di una serata a suo modo storica.
E il programma ha contribuito sicuramente al successo. Impossibile annoiarsi con una tale sventagliata di stili, epoche, tradizioni e culture, sacro e profano, antico e moderno.
A rompere il ghiaccio, il neonato coro del “Colombini”, con inserti di chitarra, tastiera e djembé.
Prova lusinghiera, nonostante l’emozione, tra magie di medioevo inglese (“Alle psallite cum Iuya”), polifonie d’amore giapponesi e la focosa “Cubanita” di Eva Ugalde.
Spazio poi al navigato coro Free Spirit di Casaliggio diretto da Rossella Pecoli, invitato come “special guest”: tra i brani, una divertente frottola profana cinquecentesca, una splendida Valsugana dalle tessiture ben articolate e una spensieratissima “Lollipop”, effetti vocali inclusi.
Dopo di loro, prova sanguigna per il coro del “Gioia” (il più radicato, in pista dal ‘99), con chitarra, violoncello e il tocco della Scagnelli anche al violino, tra arie folk inglesi e francesi del ‘600 e due perle del repertorio gospel, una toccante “Amazing grace” e “Oh happy day”.

Chiusura in bellezza 
Nel gran finale, l’elaborata prestazione del coro “Cassinari-Tramello” ha snocciolato un crescendo virtuosistico tra fatate ninne nanne popolari e tribalismi africani mentre il “Respighi” con Datilini ha chiuso in bellezza oscillando tra antichi e tintinnanti richiami ancestrali, un’intensa preghiera di montagna come il “Signore delle cime” di Bepi de Marzi e un ridente sipario marciante sulle irrinunciabili note di “Oh when ther saints”. Per il finalissimo, a cori uniti: “The prayer of the mothers” di Deckelbaum, ardente inno di pace, ahinoi, più che appropriato, rispetto ai giorni che viviamo.

Cosa spinge i ragazzi dell’era smart verso una pratica così tradizionale? La motivazione più bella è semplice: «ci divertiamo molto». Claudia Lotilli del Coro Free Spirit va dritta al punto: «mi piace cantare e mi diverto con i miei amici. E’ impegnativo, ma l’impegno serve a raggiungere qualsiasi obbiettivo ». «Una bella serata: sentire altri cori offre spunti, c’è sempre da imparare » aggiunge Angela Sfolcini. Giulio Saulle del Coro Liceo Respighi ha anche un gruppo rock, i Subtractions: «i due aspetti convivono e si nutrono, con grande profitto collettivo e interiore ». Anche Caterina Costa è del Respighi: «siamo un gruppo molto unito.
Quello speso sentendosi accomunati da una passione è davvero un tempo bellissimo». «A furia di cantare a casa non mi sopportavano quasi più, mi hanno sistemato bene - ironizza Douaa Hassab Alla sempre del Respighi - stare in questo coro mi ha fatto conoscere bellissime canzoni che non avrei mai creduto di poter cantare. Invidiateci pure!».
Samuel Bateson, chitarrista del Gioia: «mi diverto a suonare e a far divertire la gente, la musica risveglia emozioni, tutto qui. Convive felicemente con il calcio e i videogiochi». Aggiunge Silvia Trebbi, corista insospettabile del Gioia, più nota come cosplayer: «ho ripreso dopo aver lasciato per un po’, quando c’è occasione non so farne a meno».
Ecco Maia Seri, tra gli “aggiunti” del Cassinari: «ogni volta che torno al Liceo sento aria di casa. E poi è bello prendersi una responsabilità, spingere i più giovani e più timidi. Qualcuno a suo tempo l’ha fatto con noi, è giusto restituire». Lorenzo Donato, ex Cassinari, oggi tenore solista diplomato in conservatorio: «il coro insegna a stare, a sentirsi e a vivere insieme e a battere la vergogna. Fa bene nella vita».
Chiude il giro di sensazioni la prof Maria Grazia Ferrari del Colombini: «cantare coi ragazzi accorcia le distanze, migliora i rapporti, il clima e il rendimento anche a scuola. Un po’ come quando si va in gita tutti insieme».
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