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Marchesi: la lunga scia di conquiste del '68

pubblicato 12 mag 2013, 23:15 da Giovanni Corrado
Il docente di storia del "Respighi" ha tenuto una conferenza sul tema agli Amici dell'arte

piacenza -
Chi si rivede… Il discusso e quasi dimenticato '68! Ora il fenomeno sociale è stato relegato a fatto storico, allontanato nella vivacità esplodente e contagiante, tuttavia molte idee d'allora sono produttivamente giunte sino ad oggi.
Uno storico, il professor Giovanni Marchesi, ordinario di latino, storia e filosofia al liceo "Respighi", ha intrattenuto agli Amici dell'arte i numerosi presenti sull'argomento.
Prima di tutto i moti di pensiero che indirizzarono il movimento. «Ce ne furono parecchi - ha affermato - e tutti precedenti l'anno 1968. Furono anticipati da un fatto sintomatico: nel novembre del 1966 l'Arno straripò in Firenze. Moltissimi giovani di tutto il mondo accorsero ad aiutare i fiorentini che li chiamarono "Gli angeli del fango". Fu la prima esemplarità giovanile.
Una dimensione fagocitò, comunque, le altre e s'impose con evidenza. Semplice ed immediata: la forza dei diritti elementari. Furono i giovani americani i primi. Presero alla lettera la loro Costituzione ed iniziarono la protesta. La Costituzione culminava nella ricerca, per quanto possibile, della felicità terrena, per ogni cittadino. Allora, accanto ai doveri ecco l'elenco dei diritti: diritto alla salute, allo studio, al lavoro, alla casa, ad una propria religione, al rispetto dell'individuo nella sua unicità, all'ambiente, alla cultura… E tutto questo i giovani lo chiesero alla politica, troppo spesso mummificata in polemiche di partito o, peggio, al conseguimento d'interessi personali».
La protesta dilagò nel mondo. Ad opera soprattutto di giovani. «Tutti per la prima volta acculturati», ha aggiunto il professore. «Le università scricchiolarono sotto le pressioni di una traboccante umanità in cerca di istruzione e cultura. Ed all'inizio ad essa si rispose con autoritarismo e dogmatismo». Uno degli slogan del tempo chiedeva di "cambiare il mondo e cambiare la vita", insieme ad un altro, "L'immaginazione al potere", a voler risvegliare e responsabilizzare una classe politica incapace di mutare.
Molte nazioni nel mondo ne furono investite. Addirittura s'arrivò al monolitico blocco sovietico, con la contestazione della "Primavera di Praga" che raccolse tante simpatie tra le sinistre del mondo. Seguì una fase in cui alcuni raggruppamenti politici s'impadronirono del movimento, altri lo contrastarono con violenze. Il '68 studentesco, allora, con la sua spontaneità giovane e di sola protesta civile, si bloccò.
«Ma - ha continuato il professor Marchesi - l'autentico '68 ha lasciato una lunga scia di conquiste ormai entrate nel dibattito politico e socio-culturale del mondo civile. Ogni cittadino ha diritto al lavoro da tutelare ad opera dei governi, alla salute gratuitamente, allo studio a seconda delle sue capacità, alla tutela dell'ambiente, alla promozione culturale, alla parità tra maschi e femmine…».
L'oratore ha poi concluso citando la scuola d'allora, quando sul fronte dell'innovazione operava don Lorenzo Milani. Alle sue iniziative, come la scuola di Barbiana, si debbono le modernizzazioni dell'apparato educativo non solo italiano: critica all'autoritarismo, valore dell'autorità come paziente guida, recupero di scolari che, per tristi condizioni d'ambiente, arrivano alle scuole con un bagaglio limitato. La diffusione, per questo, delle scuole materne statali.
Molti applausi al professor Marchesi dai numerosi presenti.
Luigi Galli


07/05/2013
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