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Il Respighi a Roma

pubblicato 29 ott 2015, 01:51 da Giovanni Corrado

Ebraismo e lettura. Passioni coltivate attraverso un progetto scolastico.

Premio Letterario Adei-Wizo Adelina della Pergola: dieci studenti del Respighi a Roma.

I membri della Giuria ragazzi alla cerimonia di premiazione in Campidoglio e all'incontro con la scrittrice Lia Levi.

Lunedì 19 e martedì 20 ottobre a Roma dieci studenti del Liceo L. Respighi, appartenenti alle attuali classi IV D e V E, hanno presenziato a due significativi eventi posti a conclusione di un progetto dello scorso anno scolastico.

La partecipazione al Premio Letterario Adei-Wizo Adelina della Pergola è ormai una tradizione al Respighi, per volontà della Preside Licia Gardella e grazie al favore immediatamente accordato dalla Dirigente Simona Favari.

I protagonisti, membri della Giuria ragazzi di questa edizione, sono stati Arianna Costi, Alessia Gobbi, Saverio Greco, Federica Inzani, Gaia Morillo, Arianna Pilloni, Andrea Puglielli, Rebecca Quagliaroli, Selena Salvini, Agnesa Ursachi. Guidati lungo il percorso dalla loro insegnante di Lettere Francesca Gipponi, si sono potuti infine recare alle cerimonie nella Capitale grazie all'assistenza del prof. Paolo Sartori.

Gli studenti sono stati scelti in quanto appassionati lettori e sensibili alle tematiche trattate. Dopo aver letto i due libri finalisti, Il braccialetto di Lia Levi e La tentazione del Rabbino Fix di Jacquot Grunewald, hanno espresso le loro preferenze con relative motivazioni, contribuendo a decretare la vittoria de Il braccialetto.

Proprio la vincitrice per il Premio ragazzi Lia Levi è stata incontrata dagli studenti convenuti il 20 ottobre al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma. Nel contesto, ripreso da Rai e Sorgente di Vita, sono intervenuti  la presidentessa Ester Silvana Israel, Siria Fatucci e il Rav Benedetto Carucci Viterbi. Lo spettacolo teatrale offerto in collaborazione con Beresheet LaShalom Foundation ha concluso l'incontro.

Un'ulteriore occasione di arricchimento si è presentata il giorno prima, allorché, nella suggestiva cornice della Sala Pietro da Cortona dei Musei Capitolini, il gruppo ha seguito la premiazione della vincitrice Katja Petrowskaja con Forse Esther, e la lecito magistralis di Donatella Di Cesare.

DAL DIARIO DI BORDO:

CONFERENZA DEL 19 OTTOBRE

L'evento si è svolto nella Sala Pietro da Cortona, contenente numerosi quadri ispirati e tratti dalla Genesi. Dopo i saluti e ringraziamenti di circostanza (anche ai ragazzi delle scuole, compresi quelli di Piacenza), si è passati alla descrizione dello scopo di queste iniziative, cioè far conoscere meglio e in maniera piacevole, attraverso la letteratura, le innite sfaccettature della cultura ebraica. Partendo dall'opera vincitrice Forse Esther di Katja Petrowskaja, si è giunti al tema dell'identità del mondo ebraico e al tema del linguaggio, su cui si è poi incentrata la conferenza.

La concezione comune è quella di linguaggio come strumento per descrivere gli oggetti del mondo. Ma il linguaggio articola anche l'interiorità: il pensare è vincolato alla lingua parlata.

Come si crede che il linguaggio sia solo uno strumento, così si crede anche che la lingua sia una serie di etichette e che cambiare lingua signichi cambiare etichetta agli oggetti stessi. Eppure la lingua pone ognuno di noi nel mondo in un modo diverso (ogni lingua è un insieme di articolazioni) e il passaggio da una lingua a un'altra è un passaggio da un mondo all'altro.

La lingua è una chiusura liberatrice. Filosoficamente, si è pensato che la lingua materna sia unica e insostituibile e che sia la culla dell'identità di ciascuno, sicura, famigliare e inalienabile malgrado esilii e spaesatezza nel mondo. La testimonianza di Hannah Arendt esprime bene la convinzione a cui l'esule si aggrappa. La propria identità trova un luogo sicuro e ben protetto nel grembo della lingua materna. Chi mai potrebbe espatriarlo da lì?

Ma questa convinzione non è condivisa da tutti.  È stato notato che il rapporto tra la lingua tedesca e i parlanti ebrei, tedeschi e non tedeschi, già teso prima di Auschwitz, dopo si spezza fino a interrompersi. Auschwitz è il nome della frattura, del baratro, della fossa non più colmabile. Chi riuscirà più a parlare quella lingua della madre che è divenuta lingua della morte? 

 

La premiazione ai Musei Capitolini.


INCONTRO DEL 20 OTTOBRE

L'incontro, totalmente rivolto ai ragazzi, si è svolto al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II.

Tutto è iniziato con un intervento della presidentessa di Adei Wizo Ester Silvana Israel che ha sottolineato come l'obiettivo dell'Associazione sia di formare una nuova classe dirigente che non commetta più gli stessi errori del passato e che veda nelle diversità una risorsa. Inizialmente, nel 2002, erano solo due scuole a partecipare; adesso invece 20 e, più passa il tempo, più iniziative simili sono necessarie. Questo progetto, tramite la letteratura, aiuta a sviluppare una capacità critica in totale libertà. Inoltre, come disse Manzoni, "La letteratura apre alla verità storica con maggiore intensità". Il messaggio che si vuole dare è l'importanza di non ridurre il mondo ebraico alla tragedia della Shoah, perché la cultura ebraica è ben più di questo, è una tradizione millenaria.

Proseguendo, il rabbino Carucci ha fornito alcune spiegazioni ed opinioni su La tentazione del Rabbino Fix e Lia Levi ha risposto ad alcune domande sulla sua opera. Lo spettacolo di danza e musica messo in scena è stato creato da ragazzi israeliani colpiti dalla guerra.

 

Lia Levi (seconda da sinistra) durante lincontro.


Un momento dello spettacolo teatrale.

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