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FRANCESCO PETRONZIO (5^E) SELEZIONATO FRA I FINALISTI DELLA DECIMA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO GIANA ANGUISSOLA

pubblicato 28 mag 2015, 07:13 da Giovanni Corrado
Presso il Salone Monumentale di Palazzo Gotico ha avuto luogo, la mattina del 20 maggio scorso, la fase conclusiva del X Premio Letterario “Giana Anguissola”, dal tema “TUTTO L’AMARE POSSIBILE - A raccontare l’amore, da Giulietta e Romeo a Pronto Soccorso e Beauty Case”. Accompagnata dalle docenti Patrizia Datilini e Alberta Ballani, era presente anche la V E del Respighi, poiché un testo poetico di Francesco Petronzio, selezionato dalla commissione esaminatrice presieduta dalla dott.ssa Rosella Parma, direttrice della Biblioteca “Passerini-Landi”, ha avuto accesso alla fase finale del concorso. I testi finalisti della sezione "Scrittura" del Premio sono stati letti dall'intensa voce di Miari ad un pubblico giovanile attento e partecipe e sottoposti ad una giuria studentesca (della quale facevano parte anche Lorenzo Mazza e Margherita Rizzi della V E).

La poesia di Petronzio vuole rappresenta l’amore che vince su tutto, anche sul tempo e sulla vita stessa. Un uomo è seduto su una panchina, sul binario di una stazione, dove aspetta iperbolicamente da cent’anni un treno, a bordo del quale viaggia colei su cui si accentra sua vita, e da lì non si muoverà senza aver raggiunto il proprio obiettivo, ossia ricongiungersi con la donna amata. Il treno arriva, e l’uomo è emozionato perché finalmente la sua esistenza sembra avere un senso. Il treno però è il treno della vita, e quindi non può fermarsi; l’uomo vede la propria donna andare via da lui, spazzando via ogni sua speranza. Ormai anziano, l’uomo, la cui esistenza ha ormai cessato di avere significato, muore.

La lirica, che ha ricevuto anche l’apprezzamento dei critici Eros Miari e Gabriela Zucchini di Equilibri,  è stata scelta dalla giuria selezionatrice per la seguente motivazione: “Per la maturità di un testo poetico che coglie, con struggimento e capacità evocativa, la forza vitale e totalizzante del sentimento amoroso”.

La manifestazione a Palazzo Gotico ha anche avuto come ospite d'onore lo scrittore inglese Melvin Burgess, autore del noto romanzo "Billy Elliot", che ha catalizzato l'attenzione con la propria personalità e testimonianza  ed ha risposto alle domande dei numerosi studenti presenti (Laura De Boni della V E ad esempio ha proposto all’autore un’ intrigante questione riguardo a moralità e immoralità delle opere letterarie, facendo riferimento a quanto Oscar Wilde scrive nella Prefazione a “Il ritratto di Dorian Gray”). L'entusiasmante incontro ha suggellato una mattina densa di emozioni e riflessioni profonde, in cui tutte le sfaccettature dell'amore, messe in luce nei lavori dei ragazzi, hanno dato vita ad un suggestivo mosaico, al quale una tessera respighiana ha dato il suo apprezzato contributo.

Ecco il testo in concorso di Francesco Petronzio, contenuto con il n. 47 (XLVII) nella sua raccolta dal titolo “Infinite Nos”.


SONO QUI DA CENT’ANNI – XLVII

Sono qui da cent’anni

ad aspettarti.

Sono qui alla stazione,

non andrò via,

piuttosto morirò qui;

la speranza di rivederti

morirà dopo di me.

Sono seduto da cent’anni

senza mai aver chiuso occhio,

sono fermo, immobile,

su questa panchina

a contemplare quei binari.

Quanti ne son passati,

forse mille, centomila, un miliardo,

ma per me è tutto fermo,

perché tu non c’eri.

Ti vedo,

finalmente sei qui,

oltre quella linea ci sei tu;

ti vedo,

la mia vita ora ha un senso.

Non si ferma mai

il treno della vita,

e tu te ne vai via con lui,

e mi lasci qui,

vecchio,

consumato dagli anni

e dall’ansia di riabbracciarti,

che ora scompare,

come quel treno ormai lontano,

come la mia lunga ma breve vita,

che lentamente svanisce

come la speranza, ormai infranta,

di riaverti con me.

E stavolta, dopo cent’anni,

i miei occhi si chiudono,

per la prima e l’ultima volta,

una volta e per sempre.

 

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