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UN PRESENTE ANTICHISSIMO AL TEATRO GRECO DI SIRACUSA

pubblicato 31 mag 2019, 12:26 da web master   [ aggiornato in data 31 mag 2019, 12:31 ]
IL VIAGGIO DI ISTRUZIONE DELLE CLASSI II B, III E, III I e L'INCONTRO CON EURIPIDE


 
   
La Sicilia e Siracusa tra risate e tragedie
Di Matilde Galliano

“L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto.”
È così che lo scrittore e poeta Goethe descrive questa splendida terra nel suo saggio Viaggio in Italia, steso dopo un Grand Tour di quasi due anni.
Noi studenti del Liceo non abbiamo ovviamente avuto la possibilità di restarci così a lungo, ma sono stati sufficienti solamente quattro giorni per farci innamorare della freschezza di questa regione.
Quest’anno la Sicilia è stata la meta del viaggio d’istruzione delle classi 3E, 3I e 2B, accompagnate rispettivamente dalle professoresse Maria Alberta Sacchetti, Francesca Gipponi, Emanuela Sindaco e Franca Mazzadi, dal giorno 14 al 17 maggio.
L’itinerario ha compreso la visita di alcune delle più note città della Sicilia Orientale: Ragusa Ibla, Scicli, Modica, Noto, Siracusa con la penisola di Ortigia.
Abbiamo scoperto una terra che nasconde storia in ogni angolo, un mare calmo che non porta malinconia nemmeno con la pioggia e stretti vicoli assolati che conducono a continue scoperte.
Vivendo l’armonia del cielo col mare e con la terra, abbiamo visto cambiare le sfumature morbide sulle case, all’alternarsi del sole e della pioggia.
Oltre all’impareggiabile natura della Sicilia e alle meravigliose architetture barocche, abbiamo avuto l’occasione di goderci il Teatro di Siracusa, uno dei più famosi teatri greci; non abbiamo solamente visitato il posto come turisti, saziandoci dell’imponenza della struttura, ma abbiamo anche assistito, in due serate, alla rappresentazione teatrale di due famose tragedie di Euripide già studiate a scuola: Elena e Le Troiane.
Nella prima opera Euripide devia la narrazione mitica dell’Iliade inventando l’esistenza di un fantasma, copia di Elena, che avrebbe seguito Paride scatenando lo scoppio della celebre guerra di Troia, mentre la vera Elena si trovava in Egitto desiderosa di ricongiungersi con l’amato Menelao.
La tragedia prevede il dissolversi del fantasma e il lieto fine dato dall’amore trionfante e dall’apparizione dei Dioscuri.
L’attenzione per i personaggi e la loro pura umanità, l’uso del deus ex machina, la crisi emotiva e la soluzione comica evidenti nella tragedia rendono chiaro il superamento della tradizione teatrale da parte di Euripide, che viene infatti considerato uno sperimentatore – non a caso Nietzsche lo definisce il distruttore della tragedia -.
Un enorme specchio d’acqua che diviene palcoscenico riflette una storia millenaria nel nostro presente, facendo combaciare cielo e terra, spazio, tempo e temi.
L’intrinseco significato antimilitaristico dell’opera è concentrato nella frase che il messaggero dice a Menelao “vuoi dire che abbiamo sofferto invano per una nuvola?”. Riferendosi al fantasma di Elena, egli sostiene che la guerra di Troia sia stata un inutile spargimento di sangue, siccome la vera Elena non si trovava in quel luogo. Questo è un insegnamento che anche oggi dovrebbe essere accolto, perché a distanza di secoli dal giorno in cui Euripide fece dichiarare con coraggio dal coro “è pazzo chi cerca la gloria a suon di lancia nelle battaglie, è un modo rozzo di porre fine ai problemi dell'umanità” ancora la guerra è troppo spesso ritenuta soluzione efficace.
Le decisioni non possono essere lasciate allo spargimento di sangue, perché finché saranno la forza bruta e la violenza a vincere, perderà l’umanità.
Lo specchio tra apparenza e realtà confonde passato e presente, creando un gioco di riflessi e aspettative.
Così come è illusione il fantasma di Elena, vuoto miraggio, lo è anche l’obiettivo raggiungibile solo attraverso la guerra.
La ragione e l’intelletto sono invece le armi con cui l’uomo deve combattere gli scontri. Il dialogo è l’unico terreno di battaglia su cui può camminare.
Che si tratti di contese personali, politiche o sociali, l’unica soluzione che ha sempre messo a tacere ogni conflitto è stato il dialogo, perché discutendo l’uomo può riuscire a fermarsi sul primo gradino di una serie di errori.
L’altra opera a cui abbiamo assistito è Le Troiane dello stesso Euripide: tra i tronchi di abete disposti sul palco per commemorare la natura distrutta dalla Tempesta Vaia, si consuma una vera e propria tragedia.
Le donne, mogli e figlie dei valorosi guerrieri Troiani, vivono con disperazione il poco tempo che rimane prima di essere assegnate come schiave ai vincitori greci.
Prima di conoscere la sorte che spetterà ad ognuna, le donne ripercorrono le tragiche vicende raccontate nell’Iliade cercando una spiegazione che né loro, né noi riusciamo a trovare.
Anche qui dunque è evidente il forte messaggio antimilitaristico che Euripide vuole comunicare, perché per la prima volta non sono i vincitori greci ad essere elogiati, ma vengono fatti parlare i vinti.
La più grande guerra del mito greco si è conclusa e a sipario calato si alza quello del Teatro di Siracusa per raccontare tragicamente la sofferta fine delle donne troiane.
Non si tratta più della guerra di un popolo, ma della battaglia personale che ogni moglie, sorella o figlia deve combattere per la propria libertà inevitabilmente irraggiungibile in un mondo in cui solo la forza può portare alla vittoria.
La distinzione tra buoni e cattivi non è più efficace in uno scontro in cui esistono solo vincitori e vinti.
Conflitti del passato e del presente si intrecciano, perché oltre alle armi e alle violenze condividono i risultati: sofferenza e dolore.
Le donne che qui hanno perso affetti e parenti sono costrette a perdere anche se stesse a causa di uomini bramosi di vittorie che non si accontentano di aver sterminato un popolo e di aver ucciso per sempre la vita di Troia. Il bisogno di prendersi le donne come trofeo di una squallida vincita è spietata crudeltà senza remora.
Nella storia allora cambiano le guerre, ma mai gli uomini.
Queste tragedie portano un messaggio: l’insensatezza della guerra come mero atto di supremazia fisica.
Come si è combattuta una guerra decennale per un fantoccio, così ogni guerra viene combattuta per ideali che risultano essere inconsistenti. Come le Troiane sono straziate da un destino che non hanno scelto per se stesse, così le donne dei Paesi oggi in guerra sono costrette ad essere profughe, affrontare viaggi sfibranti e subire violenze.
Grandiose tragedie, grida assordanti contro la guerra: non solo quindi una gita di divertimento in amicizia, ma anche un viaggio con un messaggio che tutti dobbiamo iniziare ad imparare.
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