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Esperienza unica con Adei-Wizo e il Premio Letterario "Adelina della Pergola"

pubblicato 25 gen 2018, 23:03 da web master
Quando un progetto ti può cambiare la vita
Un’immersione nel passato per comprendere il presente

Passato, presente, futuro, lezione, pratica, risultato. Questi sei termini accostati l’uno all'altro, ricordano ciò che l’uomo, spesso assorto nella propria quotidianità, dimentica o decide di ignorare. Quante volte infatti, leggendo un libro di storia, guardando un documentario o semplicemente ascoltando la lezione ripetuta da un professore, ci è sembrato di sentire un racconto, qualcosa avvenuto in tempi troppo remoti che non ci riguardava in alcun modo, e non ci siamo resi conto che invece quelle parole stampate su tante pagine bianche appartengono ad un libro di cui facciamo parte anche noi. A ricordarcelo è tuttavia la vita stessa che, rendendoci protagonisti di esperienze uniche, ci permette di rivivere queste facciate per aiutarci a porre fine a terrificanti ripetizioni di cui siamo gli scrittori.

Il 15 novembre scorso noi studenti di III D abbiamo partecipato ad un incontro che ci ha colpito e fatto riflettere. Ci siamo recati alla Scuola Ebraica di Milano per assistere alla testimonianza degli autori Ahmed Dramé e Carlo Greppi, che hanno condiviso la loro esperienza con noi e molte altre classi italiane.

Nello scorso anno scolastico la professoressa Francesca Gipponi ci aveva dato la possibilità di partecipare a un progetto che consisteva nella lettura dei libri Non restare indietro e Una volta nella vita, scritti dagli autori citati in precedenza. Ognuno doveva leggerli entrambi e successivamente votare quello che l’aveva colpito maggiormente. Questi testi, tramite due racconti attuali, permettono di rievocare gli avvenimenti della Shoah e di sottolineare il fatto che l’esclusione di persone straniere può portare via via alla frammentazione della società. Perciò è importante commemorare le vittime per ricordare di non ripetere nuovamente gli stessi errori del passato.
Gli scrittori, tramite le nostre domande, hanno motivato le loro scelte narrative e hanno dato l’opportunità di comprendere ancora meglio alcuni dettagli delle loro storie.
Ahmed pensa che tutti noi siamo eccezioni e ne ha avuto prova nella sua classe: era la più difficile di quel Liceo, tutti la consideravano “senza speranza”e nessuno pensava che i ragazzi avrebbero mai potuto dare niente di buono. Invece, la professoressa di Storia e Arte, ignorando i preconcetti, offre loro l’opportunità di partecipare ad un progetto sulla deportazione dei bambini ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. L’iniziativa cambia quei ragazzi e li fa crescere. Si uniscono e creano un gruppo classe forte. È per questo che Ahmed crede che tutti noi siamo eccezioni: tutti possiamo dare qualcosa, bisogna soltanto averne la possibilità e volerla cogliere. Da questo libro è stato anche tratto l’omonimo film.
Per entrambi gli autori l’atteggiamento irrequieto degli adolescenti descritti nei loro libri è un passaggio essenziale per ogni ragazzo. Cadendo si può risalire e così avere più fiducia in se stessi. Anche la paura, sentimento cupo presente nella vita di ciascuno, è normale. La cosa più importante, come ha detto Ahmed, è che “non bisogna avere paura della paura stessa”, bisogna affrontarla e non respingerla.
Questo è anche uno dei temi principali di Non restare indietro, dove un ragazzo in conflitto con i genitori e preoccupato di non mostrarsi debole, impara a fidarsi e ad aprirsi con i suoi nuovi compagni di classe, attraverso un percorso che porta il gruppo a rivivere gli orrori compiuti dai nazisti. È soltanto quando si toccano con mano le mostruosità compiute dall’intelletto umano che si vuole veramente impedire il ripetersi di simili atrocità. Non c’è bisogno di gesti enormi, basta fare la scelta giusta.

Nella seconda parte della giornata ci siamo recati alla Stazione Centrale al Memoriale della Shoah, luogo ricco di simboli e di ricordi con lo scopo di immergere il visitatore nel passato e di farlo riflettere, per una visita guidata.
L’olocausto ha da sempre rappresentato la macchia di inchiostro per eccellenza, l’errore che non è possibile correggere. Le prime forme di discriminazione nei confronti degli ebrei compaiono già nel 1933 , con le SA, “squadre d’assalto” di Hitler, per accentuarsi durante il corso degli anni e raggiungere il culmine nel 1938 con la “Notte dei Cristalli” , durante la quale vengono devastati negozi gestiti dagli ebrei, sinagoghe e case in tutta la Germania. La situazione degenera nel 1939 con la creazione dei primi ghetti , per poi proseguire con la promulgazione della legge del ‘41 che rende obbligatoria la stella di Davide sul vestiario, e concludersi, o meglio aggravarsi ulteriormente, con l’apertura dei campi di concentramento e la messa in pratica della “ soluzione finale”, ovvero l’eliminazione fisica. In questi “gironi infernali”, tutti gli ebrei vennero privati della loro umanità e costretti ad un’esistenza in cui ogni cosa era a strisce bianche e nere. Alcuni dei deportati non sapevano neanche cosa comportasse essere un ebreo , non si identificavano con quel termine, altri erano troppo giovani per averne già appreso il significato, ma lo stavano imparando. Al contempo, però, dimenticavano cosa fosse la speranza e quando finalmente il 27 gennaio 1945 le porte di Auschwitz si aprirono, negli occhi dei sopravvissuti quella luce che ne è il simbolo si era ormai spenta da tempo, per lasciare spazio ad un vuoto all'apparenza incolmabile.

Queste storie ci hanno colpito e ci siamo resi conto che questa iniziativa non ci avrà forse cambiato radicalmente come è successo alla classe di Ahmed, ma ha avuto delle conseguenze sul nostro percorso: ci ha portato un’esperienza unica e ci ha fatto riflettere su temi importanti, da non perdere.
Importante è pensare al passato, al presente e al futuro. Importante è osservare le conseguenze del passato nel presente. Ma ancora più importante è non permettere che le azioni accadute tornino a verificarsi in futuro.

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La moderatrice Laura Wofsi con Ahmed Dramé e Carlo Greppi
 
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La visita al Memoriale della Shoah

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