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Barbara Tampellini, grazie!

pubblicato 12 giu 2020, 00:51 da CHIARA CAPPA - English
Si pubblica di seguito la lettera del Dipartimento di Lingue Straniere alla collega di inglese prof. Barbara Tampellini che, dopo tanti anni al Respighi, quest'anno andrà in pensione.  

In occasione del pensionamento della nostra collega di inglese, prof.ssa Barbara Tampellini, desidero esprimerle,  a nome del Dipartimento di Lingue straniere, tutta la mia ammirazione per il lavoro svolto in questi anni e tutto l’orgoglio per aver avuto il privilegio di  collaborare con lei qui al Liceo Respighi. Arrivò in questa scuola,  già docente di ruolo,  nei primi anni ’90,    pochi anni dopo di me,  e qui siamo  rimaste fino ad oggi, amiche oltre che colleghe. Essendo allora le più giovani nel Dipartimento di Lingue straniere, siamo  cresciute insieme,  pervase dalla voglia di fare e di mettere a frutto le cose imparate. Quindi, io so quanto ha dato alla scuola e ho visto  la traccia  che ha lasciato a intere  generazioni di studenti. Con lei esce dal Liceo Respighi anche una parte molto  importante della mia vita ed è per questo che non riuscirei a  trattenere la commozione se non utilizzando la  parola scritta.

 È impossibile dare un quadro accurato  delle innumerevoli responsabilità e  degli svariati  incarichi  assunti nella sua carriera in questa scuola – come ad esempio  quello di Funzione Obiettivo, poi Funzione Strumentale, o quello di coordinatrice di Dipartimento  o Tutor per i nuovi docenti immessi in ruolo, Formatrice per gli studenti rappresentanti di classe,  o ancora quello di responsabile della Mobilità Internazionale individuale o degli Scambi culturali con l’Inghilterra e l’Olanda, senza dimenticare il prezioso  lavoro nei primi Corsi di Liceo Scientifico con Certificazioni Internazionali, o l’attività di docenza nei Corsi preparatori all’esame IGCSE - English as a Second Language.

 Basti sapere che “il proprio meglio”, che fanno quasi tutti nel proprio lavoro, è sempre stato, nel suo caso, caratterizzato da un alto livello di professionalità, con la quale ha cercato di promuovere  una sua idea di scuola che esce dai propri confini provinciali e si apre  al mondo e alle esperienze   internazionali fornendo ai propri studenti gli strumenti  per affrontarle, non ultime adeguate competenze  nella lingua inglese.  Posso dire senza paura di essere smentita che la prof.ssa Tampellini ha dato un contributo essenziale all’innalzamento dei livelli di apprendimento della lingua inglese in questa scuola.

 Oltre a conoscere la sua eccellente preparazione disciplinare, affinata da una lunga esperienza all’estero, preparazione che si tende erroneamente a dare per scontata,   ho anche visto la sua ambizione a fare sempre meglio e  la sua disponibilità a mettersi in gioco continuamente.   Ho   visto il suo rigore nel ricercare e approfondire e  la sua apertura alle innovazioni nello sperimentare le prime attività di recupero e approfondimento a classi aperte o modalità di lavoro  cooperativo  quando ancora non era  entrato nella prassi didattica, o ancora la preparazione di “worksheets” o attività di “scaffolding” per l’analisi del testo letterario, per non parlare del Laboratorio di scrittura nell’aula di Informatica o dell’anticipazione di quelli che diventeranno moduli CLIL, inserendo nel syllabus del triennio testi scientifici da affiancare allo studio della letteratura.

 Ma la  qualità personale  che mi ha sempre colpito è stata la sua non comune generosità. Generosità nel collaborare con il VicePreside, prof. Parizzi, in un momento particolarmente difficile per la scuola, generosità nell’ospitare i colleghi delle scuole partner degli scambi internazionali, e generosità nel dare il proprio contributo al lavoro del Dipartimento di Lingue Straniere,  o nel condividere con i propri colleghi   in modo del tutto spontaneo e naturale, idee, best practices, o progetti.

 Ricorderò sempre infine il tono preoccupato di  quando, in una conversazione privata, mi chiese, nel mio ruolo di neo-mamma, se era possibile crescere un figlio con tutto l’impegno e l’attenzione  necessari, cosa che era nei suoi desideri, e ugualmente mantenere lo stesso livello di efficienza ed efficacia nella professione. Considerata la convinzione popolare che si-lavora-solo-diciotto-ore-alla-settimana, potrà sorprendere che un’insegnante si preoccupasse di rispettare l’etica del lavoro cercando di conciliare  la professione  e la famiglia. Ebbene, io so che c’è riuscita.

 Emanuela Zuffada

Per il Dipartimento Disciplinare di Lingue Straniere  

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